Parrocchia SS. Redentore e S. Nicolò di Bari Chiesa Madre

Posizionata lungo l'asse viario del Corso Umberto I, è dedicata al culto di San Giuseppe, come si evince dalla dicitura posta nella facciata: “Sacro a San Giuseppe. Asilo a tutti di preghiera e di pace”.  

Il 24 settembre 1779 Giuseppe Beccadelli di Bologna, V Marchese di Sambuca e VI Principe di Camporeale, ottenne dall'arcivescovo di Palermo e Monreale l'emanazione del decreto di erezione della parrocchia per provvedere alla cura spirituale delle anime. La parrocchia venne inaugurata il 13 maggio 1780 e fu intitolata al Santissimo Redentore e a San Nicolò di Bari. La struttura fu compromessa a seguito di una frana, che l'11 marzo 1838 travolse San Giuseppe dei Mortilli, causando la demolizione della parrocchia, di una chiesetta in costruzione posta a fianco (che sarebbe stata dedicata all'Immacolata) e di ⅔ del paese. Circa sei anni dopo, nel 1844, grazie alle offerte raccolte dai fedeli, furono iniziati i lavori di ricostruzione della Chiesa, coinvolgendo il sacerdote architetto Salvatore Attinelli. La sua costruzione venne ultimata solamente nel 1870, ma in malo. Infatti: "...per mancanza di un progetto architettonico e di una direzione tecnica risultò qualche cosa di mostruoso e di barocco, era quindi tutto da fare e da rifare; ma mancavano i mezzi." Belli Francesco, Ricordi storici e statistici dei comuni di S. Giuseppe Jato e Sancipirrello, 1934. 

Fu durante l'arcipretura Ferruggia che quindi si cominciò a ricostruire la Chiesa Madre, seguendo il progetto architettonico dell'ingegnere Achille Viola, realizzando un edificio con pianta a croce latina a tre navate, con tre archi alti e slanciati, il coro e la sacrestia. Le otto cappelle laterali furono realizzate utilizzando lo spazio lasciato da fabbricati addossati all'edificio. Via via che si raccoglievano le offerte, si procedeva con i lavori, che continuarono anche oltre la fine dell'arcipretura Ferruggia. I lavori, infatti, vennero ultimati nel 1922, con l'arciprete Natale Migliore. In quell'anno si realizzarono le decorazioni interne, la pavimentazione, il prospetto esterno, un secondo campanile e la fusione di una grossa campana.

Presenta una pianta basilicale a tre navate con abside semicircolare. La navata principale è coperta da una volta a botte, mentre le navate laterali sono sormontate da cupole. All'incrocio tra il transetto e la navata centrale è posta una cupola che presenta all'imposta sette finestre.

Nella volta del presbiterio sono presenti le belle tele del pittore Giuseppe Carta da Palermo, incorniciate da stucchi: al centro “L'Incoronazione di Maria”; a destra “La Maddalena che unge i piedi a Gesù”; a sinistra “Gesù e la Santa Maria al pozzo di Sichem”. Sotto la cupola troviamo i quattro affreschi degli Evangelisti di Benedetto Violante. Agli angoli della volta dell'abside le quattro virtù teologali (Fede, Speranza, Carità ed Opere buone); angeli e ghirlande di fiori decorano la lunetta finestrata. Le cappelle del transetto sono rispettivamente dedicate alla patrona Maria della Provvidenza e al Santissimo Crocifisso, che custodisce un bell'altare neoclassico di marmi mischi, un bel Crocifisso di cartapesta ottocentesco, un'antica Addolorata lignea e il Santissimo Redentore attribuibile al Bagnasco. La volta del transetto sopra la cappella della Patrona è decorata con pitture che imitano stucchi a cassettoni e riquadrano tre dipinti. La cappella principale, in fondo a destra, dedicata a San Giuseppe, accoglie una statua di legno del celebre scultore Bagnasco il Vecchio. La Cappella principale in fondo a sinistra è dedicata all'Immacolata, la cui statua è di autore ignoto. Sempre a sinistra, vi è la statua di San Calogero di fattura popolare, scolpita in legno di noce; segue Sant’Antonio e Santa Lucia. Nella navata laterale destra seguono alla Cappella del Crocifisso: la cappella della medaglia miracolosa, che accoglie nella nicchia centrale la statua della Beata Vergine della medaglia miracolosa sopra il Vincenzo Di Vincenzo Genovese; un'antica tela di San Nicolò di Bari e un dipinto su ardesia dei Santi Martiri Cosma e Damiano; la cappella Liberty delle anime sante del Purgatorio con un grande altorilievo dal virtuosismo plastico dello scultore leccese cav. Raffaele Caretta; la cappella di San Pasquale con la statua del Santo che regge in mano un ostensorio, e la tela di San Biagio Vescovo e San Giovanni Bosco. Vi è, anche, l'artistica urna con Gesù deposto in croce, che viene condotta il Venerdì Santo.

Curiosità:

  1. Alla fine del XIX secolo la Chiesa Matrice di San Giuseppe Jato ebbe un'accesa disputa con la parrocchia della vicina San Cipirello, per via dell'istituzione della parrocchia in questo Comune con un parroco e cappellani propri. La corte arcivescovile di Monreale che intervenne per sedare la diatriba diede ragione al centro di San Cipirello, istituendovi nel 1901 la nuova parrocchia.
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