Le origini di San Giuseppe Jato

Per parlare della storia e delle origini di questo nostro paese, è necessario volgere lo sguardo agli anni precedenti la sua fondazione, in modo tale da comprendere appieno quali siano le dinamiche e gli eventi che si sono succeduti dall’anno 1767 fino al suo dies natalis, nel 1779.
In quegli anni il nostro territorio era sotto il controllo dei Borboni, una delle più importanti e antiche case regnanti d’Europa, di origine francese. Il principale ramo italiano fu quello dei "Borbone della Real Casa delle Due Sicilie", fondato nel 1734 da Carlo III, figlio di Filippo V di Spagna. In particolare, gli eventi che ci riguardano direttamente sono riferiti al periodo in cui siede al trono il figlio di Carlo III, ossia Ferdinando di Borbone

Ferdinando, il 6 ottobre 1759, ascese al trono come Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, all'età di otto anni. Essendo il re molto giovane, venne affidato ad un Consiglio di reggenza, che doveva occuparsi della sua formazione e, insieme coi segretari di Stato, del governo del paese, in stretto rapporto con le direttive di re Carlo da Madrid, fino al raggiungimento della maggiore età del figlio. Nel 1767, all’età di 16 anni, Ferdinando di Borbone raggiunse la maggiore età e, come prescritto dal padre Carlo, acquisì pieni poteri regi; il Consiglio di reggenza cessò di esistere e venne sostituito da un Consiglio di Stato con funzioni consultive. Al governo rimasero in carica gli stessi ministri attivi durante la minore età del re; l'unico cambiamento fu il riconoscimento formale del maggiore potere di Bernardo Tanucci, che nel novembre 1767 assunse la carica di Primo Segretario di Stato. 

Sempre su consiglio del primo ministro Tanucci, Ferdinando decise di seguire l’esempio del padre Carlo III, ordinando l’espulsione dei membri della Compagnia di Gesù dal suo regno, comunicata tramite atto siglato il 31 ottobre 1767. I loro beni vennero incamerati dalla corte e dati in affido ad una Giunta speciale, detta degli “Abusi”, che il 18 luglio 1768 diede in affitto i feudi Dammusi e Signora a Vincenzo Ragusa (con un canone di 950.12 onze), il quale si rivelò poi essere un prestanome di Giuseppe Beccadelli.

Il 27 ottobre 1776 il Primo Segretario di Stato Tanucci fu esonerato dal suo incarico dal governo borbonico, mantenendo il titolo di Consigliere di Stato. Fu destituito per aver continuato la politica giurisdizionalista e anti-feudale di Carlo III, che era invece avversa a quella della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, che tentava di far entrare il Regno di Sicilia e quello di Napoli nell’orbita austriaca. Al suo posto subentrò proprio Giuseppe Beccadelli di Bologna, V Marchese della Sambuca e VI Principe di Camporeale, che aveva ottenuto l’assenso dalla regina Maria Carolina per l’ottenimento dell’incarico. Il 29 ottobre 1776 Beccadelli divenne quindi Primo Segretario di Stato.

Il 1 agosto 1778 il governo napoletano, con dispaccio del nuovo ministro Beccadelli, comunicava la soppressione dell’azienda gesuitica: le chiese e le sedi dei collegi gesuitici venivano restituite ai vescovi delle rispettive diocesi, mentre i beni e le rendite erano invece incorporati nel Real Patrimonio che li avrebbe amministrati come un cespite a parte.
Il Primo Segretario di Stato Beccadelli invertì quindi la politica avviata dal suo predecessore Tanucci, che voleva garantire, attraverso la parcellizzazione delle quote di vendita, la più ampia distribuzione dei beni confiscati ai Gesuiti ai piccoli proprietari, impedendo che detti beni fossero oggetto di speculazione da parte dei privati. Al contrario Beccadelli, in barba al conflitto di interesse, favorì, con la sua politica, l'acquisto di ingenti quote di quel patrimonio da parte di pochi individui, a poco prezzo.
Le proprietà furono quindi messe in vendita e il 24 aprile 1779 il Tribunale del Real Patrimonio vendette a Gaetano Morales, che si scoprì poi essere un prestanome di Beccadelli, varie possessioni, tra cui i feudi di Dammusi, Signora (interamente occupata dai moggisti), Mortilli, Pietralonga, Macellaro, Sparacia, con i loro aggregati, per un totale complessivo di 88.930 onze; tutti localizzati in Val di Mazara.
La sconsiderata e non trascurabile partecipazione di Beccadelli al saccheggio dei beni della Compagnia di Gesù contribuì non poco ad appannarne l’immagine pubblica.

Con il decreto reale del 30 maggio 1779, che prevedeva che i possessori dei feudi avrebbero avuto il mero et mixto imperio con licentia populandi, senza necessità di successive investiture da parte del re, Beccadelli sviluppò quindi un programma di fondazioni finalizzato a disporre di manodopera contadina per incrementare le coltivazioni dei vasti possedimenti recentemente da lui acquistati, edificando così i centri di Grisì, Camporeale, San Giuseppe dei Mortilli e Roccamena (tutti costruiti a partire da masserie, cappelle e casamenti appartenuti ai Gesuiti). Questo attivismo lo espose ben presto al pubblico biasimo che si tradusse in una denuncia, per la quale il marchese della Sambuca fu costretto a difendersi in tribunale dall’accusa di aver approfittato della sua posizione, tanto che, sebbene assolto, la sua immagine ne risultò definitivamente compromessa.
1 Settembre 1779 – Giuseppe Beccadelli fonda il paese di San Giuseppe dei Mortilli (Giuseppe era riferito sia al nome del fondatore sia a quello del Santo, per cui era forte la devozione sia del Principe che dei suoi abitanti, mentre Mortilli era il feudo in cui sorse il paese), attorno ad un nucleo di costruzioni preesistenti (masseria e chiesa gesuitica) e sceglie, invece, per sé un insediamento da destinare ad un uso più personale: il lussureggiante possedimento agricolo con il suo castelletto, eletto a dimora estiva della nobile famiglia, posto nel feudo Dammusi, sul versante opposto della vallata, in posizione panoramica (l'attuale Casale del Principe). L’architettura e la distribuzione degli ambienti sembrano caratterizzati notevolmente dalla presenza dell’ordine religioso: lunghi corridoi con stanzette. Tale impostazione sembra non avere subito grandi trasformazioni nella fase successiva, quando i proprietari del caseggiato, nonché dei territori circostanti, diventarono i Beccadelli di Bologna.

Per invogliare i coloni dei paesi vicini ad affluire nella neonata San Giuseppe dei Mortilli, il Principe fece dei bandi in cui prometteva, oltre alle case, anche un premio di nuzialità, di onze due. Le terre incolte, ma abbastanza fertili, furono cedute ai coloni in enfiteusi e ben presto si ebbero apprezzati prodotti: il grano quale coltura predominante, e poi importanti vigneti e sommacheti.
Il Principe favorì lo sviluppo del centro abitato anche con la costruzione di una serie di modeste casette, concesse in censo.
Venne così a costituirsi un villaggio popolato e ordinato, con le case a un piano tipiche dei terrazzani a cui fu dato, appunto, il nome di San Giuseppe dei Mortilli.
Il borgo, sia per la fertilità del suolo che per la sua ubicazione, essendo passaggio obbligato per il traffico che si svolgeva dall'interno dell'isola verso Palermo, ebbe un facile sviluppo tanto che, intorno al 1831, dopo poco più di 50 anni dalla sua fondazione, contava una popolazione di 4.095 abitanti. La vita del paese si svolse abbastanza tranquilla fino all'11 marzo 1838, in cui, a causa di forti e continue piogge torrenziali, si verificò un’enorme frana, che distrusse i 2/3 dell'abitato, senza però causare vittime. Le famiglie disastrate trovarono rifugio nelle zone dell'abitato rimaste illese, altre ritornarono verso i paesi di origine. La ricostruzione delle case avvenne, per disposizione governativa, in contrada Sancipirrello, distante circa mezzo miglio da San Giuseppe dei Mortilli. Nacque così il nuovo agglomerato urbano di Sancipirello, che divenne ufficialmente autonomo l’11 dicembre 1864.
Il 24 dicembre 1862 San Giuseppe dei Mortilli cambiava il suo nome in San Giuseppe Jato, per ricordare l'antica città che sorgeva sull'omonimo Monte. 

Curiosità:

  1. Nel 1773, sotto la pressione delle monarchie borboniche, Papa Clemente XIV soppresse e dissolse ufficialmente la Compagnia di Gesù. Tuttavia, questa sopravvisse nei territori cattolici della Russia, perché la zarina Caterina II non concesse l'exequatur al decreto papale di soppressione. La Compagnia verrà successivamente ricostituita da papa Pio VII nel 1814.
  2. Il 13 marzo 2013 è stato eletto papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio), il primo pontefice proveniente dalla Compagnia di Gesù.
  3. Il 30 maggio 1779 anche il feudo Grisì fu acquistato da Giuseppe Beccadelli. Il 17 settembre dello stesso anno il feudo verrà dato in enfiteusi perpetua ai fratelli Don Francesco, Don Filippo e Don Giovanbattista Di Bella, nobili di Montelepre, divenuti così Baroni di Grisì. Proprio come per San Giuseppe dei Mortilli, i tre fratelli diedero origine al paese che oggi conosciamo partendo da un antico Baglio, appartenuto ai Gesuiti.
  4. Così si esprimeva Ernesto Pontieri nei riguardi di Giuseppe Beccadelli: «Mentalità ancora inceppata nei vieti pregiudizi, burocrate, senza ingegno, senza slancio e senza spirito di responsabilità, se, premuto da uomini e cose, dette un qualche impulso alle riforme nel Mezzogiorno d’Italia, della sua terra egli si preoccupò poco o nulla, per non avere molestie e suscitare malcontenti» (E. Pontieri, Il tramonto del baronaggio siciliano cit., p. 143).
  5. Beccadelli mantenne la carica di Primo Segretario di Stato fino al gennaio 1786, quando fu accolta la sua istanza di congedo presentata nell’ottobre dell’anno precedente, per potersi così dedicare interamente alla gestione del vasto patrimonio accumulato durante il suo mandato. 

Iniziativa 🚀

L’iniziativa che ha portato alla realizzazione di questa pagina nasce dalla proposta di Democrazia Partecipata 2025 presentata dalla Pro Loco ProJato APS al Comune di San Giuseppe Jato, con il progetto “Patrimonio Digitale”. Un impegno concreto volto alla valorizzazione, all’innovazione e alla sostenibilità del patrimonio storico, culturale e naturalistico del nostro territorio. Il progetto ha l’obiettivo di rendere i luoghi di interesse accessibili a cittadini e visitatori attraverso strumenti digitali moderni, inclusivi e a impatto ambientale zero, basati su QR Code e contenuti informativi ospitati all’interno del sito ufficiale della Pro Loco. Le schede digitali raccontano la storia e il valore dei luoghi grazie a contenuti accurati, frutto di ricerca storica, memoria collettiva e di un processo partecipato che coinvolge i soci dell’Associazione, custode da quasi cinquant’anni della storia locale.

Scopri di più sul progetto “Patrimonio Digitale” e sul percorso che ha portato alla sua realizzazione cliccando qui.

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Il progetto Patrimonio Digitale è un’iniziativa partecipata e in continua evoluzione. Nonostante l’attenzione e la cura dedicate alla raccolta e alla verifica delle informazioni, potrebbero esserci imprecisioni, integrazioni mancanti o aggiornamenti utili. Se noti un errore, desideri segnalare una correzione o vuoi contribuire con informazioni, testimonianze o approfondimenti, ti invitiamo a scriverci all’indirizzo info@projato.it ti chiediamo gentilmente di indicare un nominativo, fornire un recapito (email o telefono), specificare con chiarezza il punto o il contenuto a cui si riferisce la segnalazione. Ogni contributo sarà valutato con attenzione e potrà aiutare a rendere il progetto sempre più accurato, condiviso e rappresentativo della memoria storica di San Giuseppe Jato.

Crediti ✍️

La piattaforma e il sito web della Pro Loco ProJato APS sono stati realizzati a titolo gratuito dall’Ing. Salvatore Sergio Costanza. I contenuti sono stati curati dal Dott. Giuseppe Lo Cicero, Presidente della Pro Loco ProJato APS. Hanno inoltre contribuito alla buona riuscita del progetto di democrazia partecipata l’azienda Mirto S.r.l., l’Azienda Clesceri Vincenzo e il socio Piero Cuccia.

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