Chiesa Madonna della Provvidenza
Punto di origine del comune di San Giuseppe Jato

La Chiesa è ubicata in Corso Umberto I, nel nucleo originario del paese.

Nei primi anni di vita del nostro paese non esisteva altro che una piccola cappella, costruita dai Gesuiti e dedicata al Sacro Cuore di Gesù ed annessa al casamento del Principe di Camporeale. Oggi quella cappella rappresenta l’attuale sacrestia della Chiesa in questione.

Chiamata anche “Chiesa nica”, ossia la Chiesa piccola, la sua costruzione fu avviata nel 1852, per volere del Signor Lucido Nicolò di Carlo e per concessione di Giuseppe Beccadelli, V Marchese della Sambuca e VI Principe di Camporeale. 

Presenta piccola pianta basilicale con cupola su tre navate che poggiano su colonne, è in stile neoclassico con capitelli e colonne in stile corinzio.

Custodisce al suo interno il quadro originale della Madonna della Provvidenza, che fu trovato nell’ex feudo Dammusi il 21 luglio 1784. Da questa data ebbe inizio la devozione popolare per la Celeste Protettrice del paese. All'interno della Chiesa, nelle navate laterali, si trovano diversi altari: uno dedicato a San Giovanni Bosco, uno dedicato all'Addolorata Maria Ausiliatrice (che viene portata in processione il venerdì santo), un altro ancora alla Madonna di Pompei. In corrispondenza di uno pseudo transetto, si trovano, inoltre, la statua dell'Addolorata (portata in processione il Venerdì Santo) e quella della Madonna del Rosario. 

Il primo altare a destra contiene il quadro “Gesù nell’Orto”, rinvenuto in una pagliera nel casale dell’ex feudo Dammusi (oggi Casale del Principe) e probabilmente nascosto dagli stessi Gesuiti durante le fasi antecedenti alla loro espulsione, avvenuta nel 1767.  

L'altare centrale, marmoreo, è dominato dal quadro originale della Madonna della Provvidenza, realizzato in ardesia, incorniciato da altorilievi in marmo con angeli e con ornamenti in argento applicati posteriormente al suo ritrovamento. Ai lati dell'altare principale vi sono due tele che rievocano il ritrovamento del quadro, opere dell'artista Matteo Terzo.

La copertura della chiesa è a volta con riquadri a stucco e si estende per tutta la navata, il pavimento è in marmo policromo. In sacrestia è presente un Cristo in legno di autore e di epoca ignoti e una copia su tela del quadro della Madonna della Provvidenza. All'esterno la Chiesa manca del secondo campanile, mai realizzato in fase esecutiva, ed è stata aggiunta al suo posto una bordura frontale in prossimità della Croce. I mattoni tipo cotto, posti nella parte inferiore delle lesene, sono stati sostituiti da blocchi di marmo.

La porta Bronzea narra in sei riquadri la storia del ritrovamento del quadro e della frana del 1838. Nei 4 riquadri in alto si notano l'Annunciazione, la Natività, la Pentecoste e l'Assunzione di Maria; l'opera è dello scultore Governali.

Sul luogo del ritrovamento del quadro in ardesia, nell’ex feudo “Dammusi”, venne in origine edificata un’edicola votiva a ricordo del miracoloso evento. Successivamente, verso la metà del 1800, fu edificato un Santuario per volere del Signor Lucido Nicolò di Carlo, Gaetano Traina e dei suoi nipoti Sirchia e Piediscalzi. 

La storia legata al ritrovamento del quadro

Il 21 luglio 1784 Onofrio Zorba, un contadino di Borgetto, dormiva nell’aia dopo aver sostenuto la dura fatica di mietitura del grano, assieme ai suoi compaesani e contadini di San Giuseppe dei Mortilli. Il contadino fu svegliato dalla Madonna che gli indicò il luogo dove era sepolta una sua Immagine. Il contadino credette di aver sognato e si addormentò. La Madonna lo svegliò una seconda volta, ma il contadino, ancora una volta, si addormentò. Al terzo tentativo la Madonna lo scosse in modo energico e, anche se l’uomo era in dormiveglia, gli ricordò di andare a scavare nel luogo che gli aveva indicato e di preoccuparsi del grano appena tagliato, dato che i muli stavano mangiando i “gregni”, cioè i fasci di spighe che erano accatastati nell’aia. Questa volta il contadino si svegliò e, resosi conto di quello che stava accadendo, si preoccupò con i compagni di lavoro di legare i muli. Poi raccontò del sogno e invitò i compagni a scavare nel luogo indicato dalla Madonna. Riuscì a convincerli e giunti nel luogo indicato, cominciarono a scavare. Trovarono un quadro in ardesia raffigurante la Madonna e appena lo sollevarono cominciò a sgorgare dell’acqua dal suolo. Sorse una diatriba su chi doveva custodire il prezioso quadro. I “Murtiddara” (come venivano chiamati gli abitanti di San Giuseppe dei Mortilli) ne rivendicavano la proprietà, dal momento che era stato trovato nelle terre del principe Beccadelli, mentre Onofrio e i suoi compagni di lavoro volevano portarlo a Borgetto.

La voce sul prezioso ritrovamento si diffuse nel territorio e subito accorsero il principe Giuseppe Beccadelli di Bologna, il parroco, le autorità civili e militari e una gran folla di curiosi. Come per altri ritrovamenti, di cui è ricca la storia religiosa della Sicilia, si decise di seguire il consiglio di Onofrio Zorba e cioè quello di mettere la sacra Immagine su di un carro trainato da buoi e lasciarlo libero di procedere: 

“...sarebbe stata la Madonna stessa a scegliere dove andare e fermarsi”

“Al Vespro, il carro trainato dai buoi si mise in movimento. I Burgitani tentarono diverse volte di farlo deviare per andare verso Borgetto ma inutilmente. I buoi si diressero a San Giuseppe lì Mortilli e qui si fermarono davanti alla Cappella del SS.mo Cuore di Gesù, presso il palazzo del Principe Giuseppe Beccadelli di Bologna”

Il Principe decretò dunque che quello doveva essere il luogo in cui doveva essere custodita la sacra Immagine. Ci fu una grande affluenza di devoti e la Madonna fu eletta Patrona di San Giuseppe dei Mortilli. Si stabilì, inoltre, che ogni anno il quadro doveva essere portato in processione sul luogo del ritrovamento e ritornare, al termine delle funzioni ecclesiastiche, nel luogo di custodia.

Dietro richiesta dei “Burgitani”, il Principe Giuseppe Beccadelli decretò che a fine mietitura (15 agosto “Festa rì menz’austu”) alla Madonna venisse dedicato un ciclo di festeggiamenti dove non dovevano mancare: messe solenni, processioni per i corsi principali del paese, l’accompagnamento di una banda musicale e i fuochi d’artificio.

Qualora una di queste disposizioni non fosse stata rispettata, il quadro sarebbe stato affidato ai “Burgitani”, che per “l’occasione” edificarono nel loro centro una chiesa dedicata alla Madonna della Provvidenza…un patto valido ancora oggi, a distanza di quasi 250 anni dalla data del ritrovamento!

Curiosità: 

  1. Un tempo la Chiesa custodiva al suo interno le tele del XVIII secolo provenienti dalla Chiesa di Pietralunga, appartenuta ai Gesuiti. Tele di un certo valore come “Maria bambina al tempio”, posta a sinistra dell’altare, mentre a destra si trovava un’altra tela che raffigurava un angelo nell’atto di donare le palme del martirio a due santi raffigurati con le corazze romane. Sulla parete di destra erano anche presenti due quadri su pergamena raffiguranti il Sacro Cuore di Gesù e il Sacro Cuore di Maria, un quadro di San Francesco nell’atto di ricevere le stimmate; mentre sulla sinistra una grande tela narrava la costruzione della chiesa con i ritratti dei vari benefattori. Tutte tele che sono misteriosamente scomparse.
  2. Alla fine del 1880, visto il pregio del quadro in ardesia, di pregiata fattura e delicatissimo, venne commissionato un quadro che riproducesse quello in ardesia, e da quel momento le processioni del 21 luglio ebbero come simulacro la nuova pittura ad olio.
  3. Il profano, come sempre, si fa strada e si affianca al sacro, e spesso lo sovrasta. I pellegrini giunti il mattino del 21 luglio in processione a Dammusi, avevano offerto alla Vergine gli ex voto per grazia ricevuta, “i purmisioni”, il “viaggiu a peri”, il “viaggiu a peri scavusi”, quello “addinucchiuni”,che consisteva nel percorrere in ginocchio dall’inizio del sagrato all’altare, quello a “lingua a strascinuni”, che consisteva nel leccare con la lingua il percorso che va dalla soglia della cappella all’altare. Celebrate le funzioni, tutt’attorno mille fuochi per arrostire l’agnello, bancarelle con i bruscolini, venditori di palloncini, chitarre, mandolini, voci soliste e cori, balli e danze e “vinu a tinchitè” e, ad ogni bicchiere: “Viva a Maronna i Prurenzia!”, di seguito: “tric-trac, carrittigghi e ghiocu di focu”. Al vespero, si svolgeva un’ulteriore funzione religiosa e ripartiva la processione per riaccompagnare il quadro in paese.

Iniziativa 🚀

L’iniziativa che ha portato alla realizzazione di questa pagina nasce dalla proposta di Democrazia Partecipata 2025 presentata dalla Pro Loco ProJato APS al Comune di San Giuseppe Jato, con il progetto “Patrimonio Digitale”. Un impegno concreto volto alla valorizzazione, all’innovazione e alla sostenibilità del patrimonio storico, culturale e naturalistico del nostro territorio. Il progetto ha l’obiettivo di rendere i luoghi di interesse accessibili a cittadini e visitatori attraverso strumenti digitali moderni, inclusivi e a impatto ambientale zero, basati su QR Code e contenuti informativi ospitati all’interno del sito ufficiale della Pro Loco. Le schede digitali raccontano la storia e il valore dei luoghi grazie a contenuti accurati, frutto di ricerca storica, memoria collettiva e di un processo partecipato che coinvolge i soci dell’Associazione, custode da quasi cinquant’anni della storia locale.

Scopri di più sul progetto “Patrimonio Digitale” e sul percorso che ha portato alla sua realizzazione cliccando qui.

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Il progetto Patrimonio Digitale è un’iniziativa partecipata e in continua evoluzione. Nonostante l’attenzione e la cura dedicate alla raccolta e alla verifica delle informazioni, potrebbero esserci imprecisioni, integrazioni mancanti o aggiornamenti utili. Se noti un errore, desideri segnalare una correzione o vuoi contribuire con informazioni, testimonianze o approfondimenti, ti invitiamo a scriverci all’indirizzo info@projato.it ti chiediamo gentilmente di indicare un nominativo, fornire un recapito (email o telefono), specificare con chiarezza il punto o il contenuto a cui si riferisce la segnalazione. Ogni contributo sarà valutato con attenzione e potrà aiutare a rendere il progetto sempre più accurato, condiviso e rappresentativo della memoria storica di San Giuseppe Jato.

Crediti ✍️

La piattaforma e il sito web della Pro Loco ProJato APS sono stati realizzati a titolo gratuito dall’Ing. Salvatore Sergio Costanza. I contenuti sono stati curati dal Dott. Giuseppe Lo Cicero, Presidente della Pro Loco ProJato APS. Hanno inoltre contribuito alla buona riuscita del progetto di democrazia partecipata l’azienda Mirto S.r.l., l’Azienda Clesceri Vincenzo e il socio Piero Cuccia.

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